Descrizione
dei tratti più interessanti del percorso
Area pic-nic di Remolino (180 m) - ponte di “Pietra
Tetta” (238 m)
1. Appena fuori dell’abitato di Felitto (44°69’54”
Lat. N; 15°20’52” Long. E), continuando
in direzione di Laurino, si seguono le opportune indicazioni
(segnaletica stradale) prendendo una rotabile che scende
giù a destra e che conduce alla località
Remolino (180 m – 44°68’58” Lat.
N; 15°21’32” Long. E).
L’area pic-nic di Remolino è una modesta
radura in ciottoli che si apre lungo le sponde del fiume
con un’area attrezzata (panche e tavole) ed una
fontana. Il luogo si presta alla canoa fluviale oltre
alla possibilità di montare la tenda e trascorrere
la notte.
2. Da Remolino parte l’itinerario che in breve
giunge ad un piccolo sbarramento posto alla confluenza
tra il fiume stesso e lo sbocco del Fosso Remolino (182
m), un alveo di torrente che si apre sulla sinistra
(dir. Est).
3. Poco più avanti, sulla sponda opposta, parte
un sentiero (non oggetto di questa descrizione) che
in breve conduce alla grotta (o cella) detta di Bernardo.
4. Il cammino principale prosegue (209° SSW) attraversando
lo sbarramento della diga e continua portandosi sulla
destra orografica della gola, lungo un sentiero ben
attrezzato (gradoni e passamani in legno), abbastanza
frequentato e che penetra a mezza costa nella selvaggia
natura.
In alto, sulla sinistra, si ergono le articolate creste
ammantate di vegetazione boschiva del monte Ceglie (602
m), mentre sulla destra si notano i costoni meridionali
dello Scanno del Mezzogiorno (740 m), alture calcaree
che hanno contribuito nei secoli a mantenere integro
questo territorio.
5. Più avanti la traccia del sentiero può
diventare (236 m) quasi impraticabile per via della
fitta vegetazione che lo circonda; facendo attenzione
il tracciato corrisponde al calpestio degli animali
in transito.
6. Il sottobosco sembra quasi una foresta tropicale,
tanta è l’insistenza della vegetazione
che in alcuni casi impedisce del tutto il passaggio
dei raggi solari.
Lungo il sentiero, con un buon spirito di osservazione,
si riescono facilmente ad individuare le tracce della
faina che lascia i “segni” del suo passaggio
e delimita, così, anche il suo territorio, oppure
le zolle di terreno rimosso che sono quelle lasciate
dal cinghiale che scava per trovare insetti. In alto,
nel cielo, non è raro scorgere falchi pellegrini,
gheppi o poiane che volteggiano poco sopra le chiome
arbustive; il loro volare in circolo determina precisi
movimenti: essi vogliono segnalare che si sta attraversando
il loro territorio! Qui la natura è protagonista
assoluta. Il sentiero è completamente ammantato
da foglie d’edera e di lauroceraso, ed alla base
dei grossi tronchi di frassino e carpino bianco non
è difficile riuscire ad individuare le tane scavate
dal tasso.
7. Proseguendo in questa magnifica vallata (166°
ESE), proprio al centro della gola (238 m), parte una
piccola deviazione (piuttosto difficoltosa!) che scende
in basso a destra e conduce a degli enormi massi levigati
dal millenario scrosciare delle acque.
8. Quello che si presenta è un ammasso di rocce
che viene indicato come il ponte di “Pietra Tetta”
(pietra del tetto 238 m – 44°66’75”
Lat. N; 15°21’12” Long. E), numerose
pietre qui franate e rimaste incastrate proprio nel
centro della gola.
9. Dalla sponda opposta (riva sinistra orografica della
valle del Calore) del Ponte di Pietra Tetta partono
le tracce di due sentieri: quello che si mantiene a
sinistra riconduce al fiume presso le pietre “bucate”
dall’acqua (le Marmitte), mentre quello che sale
a destra per ripetuti tornanti conduce fino alla Cappella
di Santa Lucia in territorio di Magliano Vetere.
Ponte di “Pietra Tetta” (238 m) - Ponte
medioevale di Magliano (285 m)
10. Dopo aver visitato il labirinto roccioso di Pietra
Tetta si prosegue ancora continuando a camminare nella
fitta vegetazione del bosco.
11. Nel tratto più impervio (274 m) della gola
si stagliano, in alto sulla sinistra, gli strapiombi
calcarei della Rupe Rossa (798 m), mentre sulla destra
si profilano le creste boscose della Costa di Magliano
(389 m).
12. Dopo quest’ultimo ed impegnativo passaggio,
mentre il sentiero aumenta la sua pendenza, si guadagna
quota salendo (134° SE) in alto e mantenendosi sempre
sulla sinistra (bisogna fare molta attenzione poiché
le erbe ed i sassi sono estremamente scivolosi).
13. Camminando ci si accorge che all’improvviso
la gola termina proprio nel momento di massima impennata,
là dove il bosco si apre offrendo suggestive
vedute.
14. Si compie così un’ultima scarpinata
lungo un tratto ghiaioso piuttosto in pendenza (375
m) che in breve conduce, in alto sulla sinistra, a ridosso
di un sentiero che aggira la Costa di Magliano.
15. Dall’alto di questa terrazza panoramica è
possibile scendere (100° ESE) fino a raggiungere
l’antico Ponte medioevale di Magliano (285 m –
44°66’12” Lat. N; 15°22’70”
Long. E), costruito interamente in pietra, tra due verdeggianti. |